"Fin dall’infanzia ho amato le nozioni peregrine e inutili, prediletto gli animali sconfitti, le razze prossime all’estinzione, i paesi minuscoli, illustri solo per il cromatismo chiassoso dei francobolli, e i vessilli sgargianti; le tribù legate a rituali inintellegibili, le lingue laboriose, intricate, e parlate da pochi e selvatici montanari, chiusi tra gole inaccessibili, nutriti di licheni, di aspro latte caprino, oltre il limite impervio degli abeti; ho indugiato a rintracciare le vicende di minuscole sette, sterminate dall’onesta ferocia degli ortodossi; ho fantasticato le vite e le vicende di imperatori noti solo per una moneta, un sesterzo dei pochi che gli riuscì a far coniare, fra la loro fantastica elezione al soglio, e la loro precipitosa, forse violenta e disgustosa morte. In breve: un che di inutile mi pare neessario alla ricerca di cosa che sia degna di amore."

— G. Manganelli, Una guida nel Paese di Baedeker, in Ti ucciderò, mia capitale (via danielaranieri)